Come passare i cavi elettrici nel corrugato

Una delle domande che spesso ci viene fatta è come passare i cavi elettrici nel corrugato e quindi abbiamo pensato di dedicare un articolo a questo argomento strettamente correlato agli impianti elettrici. Prima di rispondere a questa domanda vogliamo comunque raccomandare a chi non è addetto ai lavori o elettricista qualificato di valutare attentamente se è il caso di effettuare questa operazione senza l’aiuto di un tecnico certificato.

Un impianto elettrico realizzato in modo artigianale corre il serio rischio di nascondere potenziali pericoli oltre che non essere a norma. Detto questo ecco alcune informazioni che possono essere utili.

Come passare i cavi elettrici nel corrugato: ma che materiale è?

In primo luogo cerchiamo di capire cos’è il questo tipo di cavo e a cosa serve. In sostanza si tratta di un tubo flessibile il cui scopo è quello di far passare i cavi elettrici all’interno di un muro o sotto un pavimento quando si realizza un impianto elettrico interno oppure nel caso di impianti elettrici esterni, il corrugato verrà collocato sotto terra dopo aver scavato e creato le tracce necessarie.

Il tipo di materiale e di dimensione del tubo varia a seconda dell’ambiente, interno o esterno, in cui deve essere installato e anche il colore del tubo corrugato è importante perché ogni colore corrisponde ad uno specifico uso. Ecco alcuni esempi:

  • Il nero è indicato per tutti quei collegamenti che hanno a che vedere con la distribuzione dell’energia elettrica. Quindi i cavi di un impianto di illuminazione per esempio verranno collocati all’interno del nero.
  • Il colore blu invece è indicato per la distribuzione audio/video
  • Il marrone è quello che solitamente viene usato quando si realizza un impianto di allarme o di videosorveglianza

In fase di progettazione l’azienda elettrica o il tecnico elettricista farà le valutazioni necessarie per stabilire il tipo di corrugato e con quale materiale è stato realizzato. Una cosa molto importante è verificare che il tubo sia resistente e non facilmente perforabile.

 

Come passare i cavi elettrici nel corrugato: che diametro scegliere

 

Diametro del corrugato elettrico negli ambienti residenziali

Il diametro del cavo è fondamentale perché se il tubo dovesse essere troppo piccolo sarebbe difficile sfilare e tirare i cavi dopo l’installazione dell’impianto. Esiste, appunto per stabilire una regola standard, la normativa CEI 64-8 e stabilisce che il diametro interno dei tubi corrugati devono essere non inferiori a 1,5 volte il diametro circoscritto al fascio di cavi che deve contenere. Questa normativa riguarda in modo particolare gli edifici residenziali.

 

Diametro del corrugato elettrico nei prefabricati

In questo caso si fa riferimento alla normativa CEI EN 61386-1 dove stabilisce che i corrugati di protezione devono essere resistenti al punto tale di non subire danni da sollecitazioni meccaniche e da temperature estreme molto calde o molto fredde.

In questo caso anche il materiale da cui è composto il tubo protettivo è fondamentale e per questo tipo di strutture, in cui i tubi vengono “annegati” sono indicati i tubi protettivi pieghevoli autorivenenti realizzati con materiale termoplastico.

 

Altre normative sui tubi corrugati

In merito ai materiali impiegati nei tubi corrugati e che devono essere conformi che le varie normative, puoi approfondire sul seguente link.

CEI 23-80 e CEI 23-82

 

Colori corrugato impianto elettrico

Ora torniamo all’argomento dei colori dei corrugati elettrici, abbiamo già accennato qualcosa all’inizio di questo articolo.

I vari colori dei tubi di protezione elettrica non sono scelti a caso per pure piacere ma, anche in questo caso esiste una normativa che stabilisce la colorazione del tubo a seconda della destinazione d’uso.

Quindi scendiamo un po’ nel dettaglio.

 

Il tubo corrugato nero

Il colore nero è assegnato ai tubi protettivi dove passano i cavi elettrici che compongono l’impianto elettrico

 

I corrugati marrone

I tubi corrugati di un impianto d’allarme o di videosorveglianza saranno marroni. Se il tuo elettricista usa altri colori fatti qualche domanda. Forse non è poi così preparato.

 

Il tubo di protezione verde

Il tubo verde è adatto a diversi tipi di uso. Dentro di esso passano i cavi che collegano l’impianto telefonico ma non solo. Infatti all’interno del tubo di protezione verde possono collocarsi anche l’impianto tv e l’impianto satellitare del digitale terrestre e quello per la rete dati (internet)

 

Tubo corrugato azzurro

Spesso quando ci occupiamo di riparazione di citofono o videocitofoni notiamo tubi di protezioni errati se non del tutto assenti. Il colore esatto che si dovrebbe usare per proteggere i cavi che compongono un impianto citofonico è quello azzurro.

 

Tubo di protezione bianco

Una variante al tubo verde per gli impianti tv o trasmissione di dati è il cavo di colore bianco. Ma ricorda, solo in questo caso puoi usare o il verde o il bianco.

 

Il corrugato viola

Il colore viola è quello designato per proteggere i cavi di un impianto audio. Il cavo HDMI verrà fatto passare attraverso questo tubo protettivo.

 

Conclusione

Come puoi notare un impianto elettrico è una cosa piuttosto complessa perché è composto da più elementi come:

  • impianto di illuminazione interno ed esterno,
  • prese elettriche,
  • quadri elettrici,
  • citofono o video citofono,
  • impianto audio,
  • impianto tv,
  • impianto d’allarme,

e in alcuni casi altri tipi di impianti (fitodepurazione con uso di pompe elettriche…)

Ognuno di questi elementi ha i suoi proprio cavi elettriche che vanno suddivisi e separati fra di loro in modo da non sovrapporsi e creare una sorta di conflitto tra di loro.

Quindi la domanda da porsi non è tanto “come passare i cavi elettrici nel corrugato” ma chi dovrebbe occuparsi dell’installazione dei vari impianti menzionati e dei cavi protettivi nei quali passeranno?

Lasciamo a te trarre le giuste conclusioni.

Differenza tra condizionatore e climatizzatore

Qual’è la differenza tra condizionatore e climatizzatore? Probabilmente questa domanda ti sarà passata per la testa se devi decidere per l’installazione di un condizionatore o climatizzatore.

In questo articolo cercheremo di spiegartelo in modo semplice così che tu possa decidere quale delle due soluzioni sia più adatta nel tuo caso.

Differenza tra condizionatore e climatizzatore: non sono sinonimi

Qualcuno può pensare che i due siano identici ma chiamati con nomi diversi o sinonimi. In realtà non è così perché ci sono delle reali differenze fra l’uno e l’altro. Cerchiamo ora di capire in cosa differiscono.

Cosa fa il climatizzatore

Il climatizzatore è diverso nel senso che ti permette di fare le stesse cose del condizionatore menzionate sopra, ma ha una funzione molto importante che nel condizionatore non è presente, ossia la modalità riscaldamento.

Infatti è dotato di una pompa di calore che gli permette di diffondere no solo aria fredda ma anche aria calda.

Come funziona il climatizzatore: caratteristiche

L’aria calda passa attraverso il climatizzatore grazie ad un ventilatore. In questa fase di passaggio l’aria calda viene raffreddata grazie ad una serie di tubi freddi.

Inoltre l’elettrodomestico è dotato di filtri interni che purificano l’aria e in questo modo i cattivi odori vengono eliminati e, cosa ancora più importante, il filtro impedisce a elementi nocivi come batteri di diffondersi nell’aria. I filtri interni se ben mantenuti e puliti preservano la salubrità dell’ambiente evitando le comuni malattie da condizionatore e climatizzatore.

Come già detto il climatizzatore ha una pompa di calore che gli permette di riscaldare l’aria, questa differenza tra condizionatore e climatizzatore è il punto di forza di quest’ultimo.

Diventa molto comodo avere un climatizzatore nel periodo autunno, inverno e primavera nei luoghi dove non è previsto un impianto di riscaldamento con termosifoni o stufe a legna o pellet.

Negli uffici o stanze di piccole dimensioni il climatizzatore può bastare sia per raffreddare l’aria in estate che per riscaldarla in inverno. Nelle strutture più grandi potrebbe essere più adatto un impianto di climatizzazione in grado di coprire tutta l’area da raffreddare o riscaldare.


Un altra differenza rispetto al condizionatore è la possibilità di deumidificare l’aria nelle stanze dove è installato il climatizzatore. In che modo funziona? Praticamente all’interno del climatizzatore è stata predisposta una bacinella per la raccolta delle goccioline d’acqua che si vengono a creare una volta che l’umidità è stata condensata in seguito al raffreddamento dell’aria. Una volta raccolte nella bacinella l’impianto idrico le espelle.


Il vantaggio del climatizzatore si riassume anche nel risparmio energetico. Infatti si può decidere quale temperatura impostare e una volta raggiunta sarà dispositivo stesso ad occuparsi di mantenerla nello stato impostato.

Per fare un esempio pratico: se la temperatura subisce una variazione a causa di fattori esterni, il climatizzatore grazie ai sensori di cui è dotato riesce a captare l’abbassamento o il rialzamento della temperatura. A quel punto in modo automatico riporta la temperatura nello stato in cui è stato impostato.

I fattori esterni che possono far variare la temperatura di un ambiente potrebbero essere l’apertura di una finestra, di una porta o l’abbassamento o il rialzamento generale della temperatura esterna dovuta alle fasce orarie. Sappiamo bene che la mattina presto fa più fresco rispetto alle ore di punta.

Come funziona il condizionatore

Il climatizzatore è senz’altro più evoluto rispetto al condizionatore che funziona in modo molto più semplice.

Come già anticipato da la possibilità di regolare la velocità con la quale l’aria viene erogata ma non consente nessuna impostazione sulla temperatura.

Anche l’umidità dell’aria all’interno di una stanza non è controllabile con il condizionatore. A differenza del climatizzatore i filtri del condizionatore sono meno efficaci nella fase di purificazione dell’aria.

 

Per riassumere la differenza tra

Cosa fa

  • regolare il livello di circolazione dell’aria,
  • regolare la quantità di umidità nell’aria

Cosa non fa

  • Non deumidifica l’ambiente
  • Non riscalda l’ambiente
  • Filtri meno efficaci per purificare l’aria
  • Riscalda l’ambiente
  • Regolare l’umidità dell’aria
  • Deumidifica
  • Imposta la temperatura
  • Controlla e riporta in target la temperatura con le impostazioni scelte


Verifica messa a terra: periodicità

La periodicità di verifica degli impianti di messa a terra è fondamentale per garantire la sicurezza di alcune tipologie di locali vediamo perché.

Come ben sappiamo un corto circuito o un danno elettrico può facilmente provocare un incendio e alcuni tipi di locali sono più soggetti a questo rischio rispetto ad altri. Se ti stai chiedendo ogni quanto va fatta la verifica della messa a terra sappi che non c’è una risposta univoca perché dipende dal tipo di impianto elettrico e anche dal tipo di attività lavorativa.

Il tutto viene regolato valutato in fase iniziale del progetto elettrico e deve essere allegata al progetto una relazione tecnica in cui è chiaramente riportata la classificazione dell’attività.

 

Verifica messa a terra: periodicità negli ambienti ordinari

Nel caso di ambienti ordinari, non soggetti a rischi particolari di incendio, la verifica va eseguita ogni 5 anni. Per ambienti ordinari si intende anche gli impianti di protezione da scariche atmosferiche effettuate per proteggere gli ambienti ordinari.

 

Verifica impianti di terra in ambienti a maggior rischio in caso di incendio

Come già detto ci sono alcune tipologie di locali e ambienti che sono più soggetti a rischi in caso di incendio e sono quelli di tipo lavorativo, in modo particolare vengono classificati dal M.A.R.C.I in questo modo

  • cantieri edili
  • locali medici
  • ambienti in cui vi è un maggior rischio di esplosione

 

Quando decorre la periodicità?

Come abbiamo già detto la periodicità della verifica degli impianti di terra ha una scadenza che va calcolata nel momento in è riportata la data sulla dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico nuovo.

Facciamo un esempio pratico. Hai fatto realizzare un impianto elettrico nuovo e hai ricevuto la dichiarazione di conformità. Su quella dichiarazione è riportata una data. Anche se tu non dovessi usare subito l’impianto ma magari inizi ad usarlo dopo alcuni mesi dovrai comunque attenerti alla data riportata sulla dichiarazione ed effettuare la verifica periodica della messa a terra al termine dei due anni per gli impianti classificati a maggior rischio incendio e di 5 anni per quelli ordinari.

verifica messa a terra periodicità nei locali medici

L’idea che un impianto inutilizzato non abbia bisogno di rispettare tale norma è sbagliata per il semplice fatto che i materiali di cui è composto sono soggetti al naturale deterioramento e all’invecchiamento dovuto al passare del tempo.

Verifica nei locali medici e non solo

Interessante il fatto che rientra nella classificazione dei locali medici anche quelli estetici. Infatti vengono considerati alla stessa stregua per il fatto che fanno uso di apparecchi elettromedicali e quindi vanno verificati gli impianti di terra ogni due anni.